L'esperienza artistica nella classicità del pensiero indiano.
Secondo la tradizione psicologica indovedica il desiderare è funzione insopprimibile ed essenziale all’esistenza. Ogni individuo esprime determinate necessità che corrispondono alla natura della specie a cui appartiene. Il Vishnu Purana ci parla di ben 400.000 specie umane, che non hanno nulla a che vedere con differenze razziali, ma che scaturiscono dalle diverse, potenzialmente infinite, combinazioni delle tre influenze materiali (guna) che ciascuna di esse subisce in proporzioni variabili, e che costituiscono gli elementi di base dell’intera realtà psicofisica: ignoranza (tamas), passione (rajas) e virtù (sattva). Ad ognuna di queste diverse combinazioni corrisponde dunque uno specifico desiderare, che è immediatamente coordinato al piano dei comportamenti e della morale, e a quello dei valori di riferimento e dell’etica.
Che moralità del desiderio e moralità dell’esistenza coincidano è confermato da Krishna stesso(1), che nella Bhagavad-Gita afferma:
Secondo la tradizione psicologica indovedica il desiderare è funzione insopprimibile ed essenziale all’esistenza. Ogni individuo esprime determinate necessità che corrispondono alla natura della specie a cui appartiene. Il Vishnu Purana ci parla di ben 400.000 specie umane, che non hanno nulla a che vedere con differenze razziali, ma che scaturiscono dalle diverse, potenzialmente infinite, combinazioni delle tre influenze materiali (guna) che ciascuna di esse subisce in proporzioni variabili, e che costituiscono gli elementi di base dell’intera realtà psicofisica: ignoranza (tamas), passione (rajas) e virtù (sattva). Ad ognuna di queste diverse combinazioni corrisponde dunque uno specifico desiderare, che è immediatamente coordinato al piano dei comportamenti e della morale, e a quello dei valori di riferimento e dell’etica.
![]() |
Krishna e Arjuna sul carro di battaglia, sec. XVIII-XIX.
|