mercoledì 1 settembre 2010

LA BHAKTI TRA AMORE DIVINO E OPERA NEL MONDO. LA VITA DI SAN FRANCESCO NEGLI AFFRESCHI DI GIOTTO AD ASSISI (PARTE SECONDA) di Fabrizio Fittipaldi.

Giotto, nato solo pochi anni dopo la scomparsa di Francesco, non è un pittore nel senso in cui potrebbe superficialmente intenderlo un uomo immerso nella mentalità moderna. Egli è un vero e proprio seguace degli insegnamenti e dell'altissimo modello tracciato dal più italiano dei santi. Dobbiamo renderci conto che l'influenza di questo messaggio non è rimasta circoscritta all'ambiente monastico, ma ha dilagato oltre i limiti della teologia, affermandosi profondamente nella società e conquistando migliaia di anime desiderose di soddisfare la propria sete di autentica realizzazione spirituale. Tra questa turba fervente che si riversa nelle strade delle città innalzando canti di gloria al Signore, alcune personalità di grande rilievo hanno saputo celebrare e perpetrare le glorie del santo con un'arte che si pone direttamente al servizio del divino. È questo il servizio che con piena devozione, dedizione e rigorosa coerenza hanno realizzato persone come Dante e Giotto, uniti non solo da legami di amicizia, ma ancor di più da un comune e profondo sentire religioso. I frutti del loro intenso scambio sono evidentissimi nelle rispettive iconografie, relative alla vita di S. Francesco, che ripercorrono scena dopo scena gli stessi eventi e le cui differenze possono benissimo essere attribuite alle specifiche esigenze dei committenti. Le stesse qualità intrinseche delle loro opere rispecchiano e manifestano la loro profondissima partecipazione a quei valori e sono straordinariamente corrispondenti tra di loro, come manifestazioni, attraverso linguaggi differenti, degli stessi principi originari.

giovedì 26 agosto 2010

LA BHAKTI TRA AMORE DIVINO E OPERA NEL MONDO. LA VITA DI SAN FRANCESCO NEGLI AFFRESCHI DI GIOTTO AD ASSISI (PARTE PRIMA) di Fabrizio Fittipaldi.

Tutta l'opera fu intrapresa non per un fine speculativo,
ma per un fine pratico... il fine del tutto e della parte
è di rimuovere coloro che vivono in questa vita
dallo stato di miseria e di guidarli allo stato di beatitudine.
(Dante, Epistola a Cangrande).

 Giotto - San Francesco predica agli uccelli, 1297 ca. (Assisi Basilica Superiore).


sabato 14 agosto 2010

SEMINARIO ESTIVO 2010 con Marco Ferrini (Matsyavatara Das).

Bhagavad Gita, Antropologia di una Civiltà.
La Visione e la Promessa dell’Amore nella Bhagavad-gita.




Il Seminario ci ha offerto l'opportunità di stabilire e consolidare tra noi profonde relazioni di amicizia. Per condividere le nostre impressioni, testimonianze e memorie, possiamo scrivere qui i nostri commenti.

Se vuoi fare domande non espresse in sede di Seminario o chiedere l'approfondimento di un tema che più ti ha stimolato, puoi scriverci. Saremo felici di risponderti.

venerdì 30 luglio 2010

LA RICERCA DELL'AMORE NELLA VITA E NELLE OPERE DI LEV TOLSTOJ.

Di Tania Zakharova.

All'apice del grande successo, all'età di 50 anni, Lev Nikolaevic Tolstoj,  lo scrittore, drammaturgo, filosofo e teologo russo, conosciuto in tutto il mondo per le sue opere, entra in una profonda crisi esistenziale. Nella Confessione (1882) egli riferisce di aver attraversato, in concomitanza con la crisi, una depressione, profonda e di esserne uscito grazie all'acquisizione di un'idea di spiritualità vissuta con umiltà e semplicità:

"Compresi allora che dopo questa vita priva di senso, non mi aspettava nulla, mi attendevano soltanto sofferenza, malattia, vecchiaia e distruzione finale. Allora mi chiesi: a che scopo tutto ciò? La mia disperazione era così grande che pensai di suicidarmi. Ma ecco giunge a me la salvezza... mi misi a leggere il Vangelo e ad approfondirne il senso. Non mi trovai solo nella conoscenza della verità scoperta nel Vangelo, mi trovai invece insieme a tutti i migliori uomini del presente e del passato. Ho vissuto dopo di ciò gioiosamente vent´anni della mia vita e gioiosamente mi avvicino alla morte".

giovedì 22 luglio 2010





LEONARDO DA VINCI, LO YOGI DEL RINASCIMENTO ITALIANO.
Di Fabrizio Fittipaldi.

Nell'opera di Patañjali sullo yoga, il diciannovesimo sutra del Samadhi pada può essere così tradotto:

I videha e gli yogi prakriti laya nel momento della rinascita fanno naturale esperienza del samadhi.

Il termine videha indica esseri celesti che hanno corpi di luce; mentre i prakritilaya sono coloro che avendo sviluppato una piena consapevolezza della Natura, vivono spontaneamente l'esperienza del dissolvimento della loro coscienza in essa.
Leonardo appartiene sotto ogni riguardo a questa seconda categoria umana, dai sensi e dall'intelligenza purificati, e il suo speciale rapporto con la Natura caratterizzerà tanto il suo atteggiamento di scienziato, quanto la sua attività artistica, che tra l'altro non è chiaramente distinguibile dalla prima, in quanto ulteriore strumento di conoscenza:

Se tu sprezzerai la pittura, la quale è sola imitatrice de tutte l'opere evidenti de Natura, per certo tu sprezzerai una sottile invenzione, la quale con filosofica e sottile speculazione considera tutte le qualità delle forme: aire e siti, piante, animali, erbe, fiori, le quali sono cinte d'ombra e lume. E veramente questa scienzia è legittima figliola de Natura, perché la pittura è partorita da essa Natura; ma per dir più corretto, diremo nipota de Natura, perché tutte le cose evidenti sono state partorite dalla Natura, delle quali cose partorite è nata la pittura. Adonque rettamente la chiamaremo nipota d'essa Natura e parente d'Iddio.

Leonardo, La Vergine delle Rocce (1483-1486), Museo del Louvre, Parigi.

In particolare Leonardo intende l'atto artistico come un elevatissimo strumento di conoscenza di una realtà suprema che rimane invisibile a uno sguardo superficiale e al quale l'artista accede per un processo contemplativo e meditativo, procedendo dalla percezione sensibile di un determinato oggetto all'esperienza della sua forma sottile:

Questo è 'l modo di conoscere l'operatore di tante mirabili cose, e quest'è 'l modo d'amare un tanto inventore,
ch'invero il grand'amore nasce dalla gran cognizione della cosa che si ama, e se tu non la cognoscerai, poco o nulla la potrai amare.

Leonardo attribuisce una grande importanza al gesto incisivo della mano che col suo agire intelligente trasferisce il contemplato su un piano di immediata visibilità. Si sviluppa un dialogo tra lo sguardo purificato dell'artista e la sua mano che si sforza di riprodurre ciò che -in uno stato di elevata coscienza- si è reso visibile ai suoi occhi, aldilà del velo grossolano delle apparenze. Ciò che la mano registra costituirà a sua volta una base sicura dalla quale l'artista e ricercatore potrà partire per avventurarsi nelle inesplorate e invisibili profondità dell'oggetto e del suo significato.
L'opera d'arte che prende spunto da un oggetto naturale o da un soggetto umano non necessariamente è solo informativa o imitativa; tuttavia è fin troppo facile essere sedotti dagli aspetti individuali e accidentali delle cose che ci stanno dinnanzi, e distolti a causa delle nostre affezioni, dalla visione della forma pura. La possibilità di tali distrazioni è eliminata dall'artista che, svuotando la mente di ogni altro contenuto, si mette all'opera basandosi su un'immagine ricreata interiormente. Anche nel caso di Leonardo, dunque, l'artista opera dall'interiorità all'esteriorità, con forme trascendenti e significanti che emergono dal dialogo costruttivo tra contemplazione e gesto creativo, tra osservazione sensoriale e giudizio intellettuale, e che si riproducono in quello speciale agorà che è il cuore umano. Altrove Leonardo parla di un “giudizio” che sembra identificarsi con l'intelligenza dell'artista: lo strumento psichico che più intimamente dialoga con l'anima e che è funzionale alla sua espressione. A una lettura più attenta la natura di tale “giudizio” sembra rimandare a una dimensione superiore, sintetica e inclusiva, che dovremmo chiamare spirituale: è l'anima stessa a forgiare tale “giudizio” e ad imprimergli quella potenza d'azione plasmante. La forza dell'energia creatrice è in lui sempre contemperata dalla riflessione rigorosa e il suo fare artistico è affatto contrario al cieco operare. L'inesauribile efficacia delle immagini leonardesche si fonda su questa unità di potenza creativa e di pensiero; sul suo fondamentale atteggiamento, che consiste nel porsi al di sopra della propria opera, nella quale, allo stesso tempo, viene ad espressione ciò che supera le possibilità del pensiero logico-razionale:

Quando l'opera sta pari col giudizio, quello è tristo segno in tal giudizio; e quando l'opera supera il giudizio, questo è pessimo, com'accade a chi si maraviglia di aver sì ben operato; e quando il giudicio supera l'opera, questo è perfetto segno.

Leonardo da Vinci, Annunciazione (1472-1475), Galleria degli Uffizi, Firenze.

Secondo Leonardo l'artista è signore dell'opera sua e responsabile dell'energia creatrice che lo attraversa affinché questa non sia ostacolata e deformata, nel suo libero fluire, dai condizionamenti del carattere individuale. Il dialogo tra energia creatrice e “giudizio” si fa nella seguente annotazione ancora più intimo e la loro relazione indissolubile:

Mi pare che sia da giudicare che quell'anima che regge e che governa tutto il corpo sia quella che fa sì che il nostro giudizio innanzi sia il proprio giudizio nostro [...]. Ed è di tanta potenzia questo tal giudizio ch'egli muove le braccia al pittore e gli fa replicare sé medesimo.

E laddove questa energia primaria rimane inviluppata nella psiche individuale, si hanno solo opere determinate dalle caratteristiche del pittore,

e così segue ciascun accidente in pittura il proprio accidente del pittore.

In conclusione possiamo dire che per Leonardo, come per tutte le autentiche tradizioni culturali, l'arte è strumento di conoscenza della realtà spirituale e mezzo per l'elevazione psichica non solo dell'autore (per il quale rappresenta un vero e proprio sentiero di purificazione e autorealizzazione), ma anche dello spettatore attento e sensibile, che rispettosamente si predisponga a lasciarsi permeare dal messaggio di verità che l'opera veicola.

mercoledì 19 maggio 2010

QUALCUNO E' PERFETTO?
L'ARTE TRANSUMANISTICA ALLA RICERCA DELL'IMMORTALITA' (PARTE SECONDA).
Di Tania Zakharova.

Con la tua arte, o Spirito, sconfiggi l'inaridimento della morte.
(Rig Veda)

Negli Usa, dove già tentativi in questo senso sono in atto, in discussione ci sono definizioni di identità, uguaglianza, moralità, sicurezza; il concetto stesso di umanità. Il tecno-positivismo portato all'estremo dai transumanisti è già parte dei programmi di ricerca più avanzati della biomedicina contemporanea. Il progetto postumano, di fatto, è stato già avviato. Ciò di cui i paladini della tecno-scienza e del progresso, non sembrano rendersi conto, sono gli spaventosi “effetti collaterali” che questo terremoto culturale possa provocare. Al momento è impossibile predire tutti i possibili sviluppi di questa manipolazione della natura da parte dell'uomo. In una intervista, Natasha Vita-More prospetta alcuni scenari del futuro come quello, per esempio, dell'"upload", suggerita da alcuni scienziati che lavorato in questo campo: “Un upload è una persona o una entità che è stata copiata in un medium sintetico (elettronico, etc.). Il cervello e la memoria (mente) sarebbero trasferite o 'uploaded' (caricate) in un ambiente/medium differente e l'entità/persona non sarebbe costretta entro determinati attributi fisiologici. Questa stessa entità/persona può downlodarsi (scaricarsi) in un corpo umano o in una varietà di veicoli mobili o meccanismi di trasporto. Noi potremmo vivere in ambienti multipli simultaneamente ed essere parte di differenti personalità. Molto probabilmente si svilupperebbe un controllo centrale o principale dell'entità/persona e le altre personalità sarebbero parte della centrale o principale entità." E' uno scenario veramente agghiacciante di una società di neo-Frankenstein gestiti da pochi eletti di dubbia levatura morale. Il dolore esistenziale che deriva dal portare un corpo in continua trasformazione e deperimento era sentito anche nell'antichità e quindi l'arte, la scienza e la spiritualità erano metodi reali e definitivi per risolvere i problemi esistenziali. Al momento sia la scienza sia la psicologia occidentali non sono riusciti a dare la risposta ai quesiti esistenziali sulla nascita e la morte. La vera natura della realtà non potrà essere nota finché non avverrà un cambiamento radicale nell'approccio alla vita e alla conoscenza. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei problemi fondamentali della psicologia come la natura e l'origine della mente, la continuità dell'esperienza, relazione corpo-psiche, l'immortalità dell'essere vivente, rimangono insoluti. Nella psicologia vedica la mente è costituita di materia molto sottile, e mente e corpo, essendo entrambe materiali, possono agire e reagire solo in presenza dell'Atman, che per definizione è quel principio vitale che dà vita a tutti i corpi, che è l’origine della coscienza. La scienza dell'anima, atmavidya, studia innanzitutto la componente di base di ciascun individuo, che è quella spirituale. Secondo la psicologia vedica non esiste una separazione netta tra scienza e arte. L'arte permette di costruire un oggetto la cui bellezza è tratta dai canoni che fondano le proprie radici nelle verità eterne dei testi della Rivelazione e della Tradizione. Le descrizioni di queste opere scientifiche, religiose, simboliche, forniscono il canone all'artista che lavora meditando egli stesso per primo su passi scritturali, su osservazioni dell'universo, sulle forze della natura. Arte di vivere significa comprendere la natura e entrare in armonia con il sistema cosmico-universale. Nella prospettiva della scienza vedica il mondo fisico, quello presentato dai cinque sensi, non esprime tutta la realtà, ma solo un riflesso di essa. Nella teoria della trasformazione (vikara) di Bhaktivinoda Thakura, si asserisce che le forme-immagini del mondo fenomenico sono modificazioni imperfette, vikara appunto, di quelle eterne e perfette del mondo spirituale. Nel Vishishtadvaita Vedanta di Ramanuja il mondo è reale ed è perfino strumento di liberazione dai limiti della materia, se ne facciamo un uso corretto. Se ci identifichiamo con esso, non può che causarci dolore e sofferenza. Secondo i numerosi testi della letteratura vedica il linga-sharira, o corpo sottile, possiede in totale diciotto componenti integrate e funzionanti come un tutt'uno. Di vita in vita ogni individuo si porta dietro, registrate nel corpo sottile, un numero incalcolabile di esperienze che, ogni volta, determinano non solo il successivo corpo fisico, ma anche una particolare visione del mondo. Questo passaggio viene descritto anche nella Bhagavad-gita, dove si spiega che il jiva (l'essere vivente) porta con sé le proprie concezioni di vita nel passaggio da un corpo all'altro e che ogni volta, nel nuovo corpo viene dotato di un particolare set sensoriale, che gravita attorno alla mente: “Come una persona indossa abiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali, abbandonando quelli vecchi e inutili.”(Bhagavad-gita, II-22). Si veda anche Bhagavad Gita XV.9. Nella gerarchia cosmica della Cosmogonia Vedica, i Manusha loka (lett.”i mondi degli umani”) sono i pianeti mediani dove i corpi sono formati da tessuti con altissima percentuale d'acqua; su questi pianeti la vita è breve e tormentata. Alla fine di un ciclo esistenziale dobbiamo “morire” per rinascere in un altro corpo, le cui condizioni sono determinate dalle attività compiute in questa vita. Così l'imprigionamento nella struttura psicofisica continua senza fine per colui che è limitato dalle concezioni materialistiche. Ha senso creare degli ibridi tecno-umanoidi per prolungare la sofferenza dell'umano?

lunedì 26 aprile 2010

QUALCUNO E' PERFETTO?
L'ARTE TRANSUMANISTICA ALLA RICERCA DELL'IMMORTALITA' (PARTE PRIMA).
Di Tania Zakharova.


Con la tua arte, o Spirito, sconfiggi l'inaridimento della morte.
(Rig Veda)

Nell'arco esistenziale di ogni individuo avvengono tante trasformazioni, cambiano esteticamente i volti, i corpi, ma ancor più la mentalità, le convinzioni, il modo di vivere, la forma mentis. Gli umani sono afflitti da molti dolori: la malattia, l'infermità, la vecchiaia, i condizionamenti. Si chiama Primo Posthuman 2005. “Non ha età, non ha genere, non ha razza. E’ l’ essere umano dei sogni, un’utopia alla quale stanno lavorando scienziati e artisti”- così viene definito l'uomo del futuro nell'articolo di Laura Lazzaroni sull'arte transumanista “Qualcuno e’ perfetto(1) E' "un individuo le cui caratteristiche di base sono così superiori a quelle di noi umani, da non essere più considerato umano secondo gli standard attuali, resistente alle malattie e all'età, che ha il controllo del proprio stato psico-emotivo, superiormente predisposto al piacere, all'amore, all'apprezzamento artistico, in grado di sperimentare stati di consapevolezza a noi sconosciuti". Nel Dizionario Enciclopedico del Reader’s Digest, “transumano” è definito come “sorpassante; trascendente; oltre”. Nel Nuovo Dizionario Universale Webster, “transumanizzare” è inteso come “elevare o trasformare in qualcosa oltre l'umano”. Oggi si tende diffusamente a intendere il termine più riduttivamente come una transizione evolutiva dalla biologia umana tradizionale verso una nuova forma di biologia fusa con la tecnologia. Oltre a cercare di superare tutti i confini della biologia, il Transumanismo dunque aspira al miglioramento della condizione umana attraverso le nuove tecnologie, come la nanotecnologia e gli usi avanzati delle comunicazioni. Il transumanismo cerca anche di superare i limiti dell'arte e dell'estetica, per integrare l'arte con la tecnologia, la scienza e la vita stessa. In questa interconnessione tra l'arte e la scienza, i progressi della biotecnologia, dela nanotecnologia e dell'informatica presentano all'uomo un dilemma: quelli che oggi sono strumenti di cura, non potrebbero un domani servire a potenziare i corpi sani? L'artista multimediale, l'autrice di produzione artistiche transumaniste, Natasha Vita-More, suona ottimista: “Garanzia: ventiquattresimo paio aggiuntivo di cromosomi. I corpi abusati verranno sostituiti a spese dell’interessato. Ci riserviamo il diritto di cambiarli con un modello di seconda mano”.

(1) La Repubblica, Inserto D - #439, 26 Febbraio 2005.